
La centoseiesima parola buona è ANIMA.
Un laboratorio ideato per aiutare gli anziani a superare le ore di solitudine. Perché sia davvero stimolante, un’équipe multiprofessionale ha deciso di favorire l’ incontro tra un gruppo di nonnine e i vecchini e alcuni ragazzi e ragazze che hanno già sperimentato l’inverno nel cuore. Sono giovani che provengono da contesti familiari disorganizzati o violenti. In un tempo di « messa alla prova » perché hanno compiuto reati non gravissimi, cercano di riallacciare rapporti di fiducia con la società.
L’incrocio di sguardi tra le generazioni è mediato dall’obbiettivo fotografico. I ragazzi fissano nelle macchine digitali i dettagli dei volti segnati dall’età. I fotografi professionisti insegnano che, negli incontri autentici, non sono più gli occhi a fare lo scatto, ma l’anima. I ritratti realizzati sono infatti il pretesto per avviare una conoscenza. Nel laboratorio dedicato a guardare e a parlare, gli anziani ripercorrono le memorie della loro gioventù, l’amore per la vita, anche qualche passaggio più tragico. I giovani accennano alle strade che hanno hanno incrociato prima di trovarsi nel percorso rieducativo.
Una ottantenne, mentre il suo giovane ritrattista le mostra la foto, gli domanda a bruciapelo: «E tu, quando diventi grande, cosa vorrai fare ?». Lui lascia scivolar fuori dalle labbra: «Io mi voglio fare proprio una bella famiglia».
La nuova parola buona è ANIMA
In ogni persona umana ci sono spazi belli in cui raccontare, raccontarsi e sentirsi raccontare.
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